Recensioni

Il libraio legge

I "cut" di Sepp Mall, tra amori e fantasmi

Stanze berlinesi

“Gregor bisbigliava perché temeva che papà altrimenti potesse risvegliarsi. Non sarebbe stata la prima volta”. 

Se è vero che ogni storia d’amore è una storia di fantasmi – pietà David Foster Wallace, per aver aggiunto inflazione a questa citazione – allora questa è una storia con tanti amori, tantissimi, almeno quanti sono i fantasmi che la popolano.

Gregor telefona al fratello Johannes, è allarmato, sconvolto: c’è papà fuori alla porta, sta suonando forte il campanello, vuole entrare. Papà? Erwin Stockner, sì. L’uomo morto e seppellito già da alcune settimane.È l’inizio dei “cut” – così li chiama Sepp Mall nel suo avvolgente Stanze berlinesi (Keller editore). Più che tagli, scatti. Passaggi. Sliding doors, per dirla un po’ più pop, in cui Berlino diventa un teatro di dolcissimi “quanti” emozionali, prima ancora che temporali: più che l’altra vita, va in scena l’altra morte di un padre.

La scrittura “valica il passo” di questi confini, proprio come scrive l’autore quando lascia il paesino sudtirolese alla volta della capitale. Tutto è ammesso, plausibile, sensato. Klara Hubmann continua ad accogliere il giovane militare della Wehrmacht che se l’è fatta sotto durante i bombardamenti di Berlino, continua a lavarlo, a vederlo scappare tra le travi in fiamme dalla sua finestra sulla Schönhauser Allee. Questi è in clinica adesso, nella capitale in cui non ha mai vissuto. E i figli Gregor e Johannes gli stanno davanti, le mani poggiate sulla barra gelida del letto, in silenzio.

P.S. Grazie a Keller che pubblica questi libri e che ci ricorda che esiste tutt’un’altra letteratura (quasi sempre indipendente) che non vive di pancia piatta, ombelichi e storielle...

(A cura di Alessandro Galano).

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